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Politiche paesaggistiche

Politiche paesaggistiche

Le posizioni della Regione Toscana in vista della Biennale del paesaggio, dal 12 al 15 novembre a Dire&Fare
Come si conciliano l’obiettivo di conservare un immenso patrimonio culturale e sociale conosciuto in ogni parte del mondo e quello di dare risposte concrete alla domanda di crescita della società toscana?
Esistono varie scuole di pensiero, diverse e spesso in contrapposizione, ma nel tiro incrociato delle diatribe ci sono alcuni punti fermi, in primo luogo la Convenzione europea del paesaggio alla quale tutti gli Stati dell’Unione devono conformarsi.
A novembre a Firenze si svolgerà, all'interno di Dire&Fare, la prima Biennale del paesaggio, l’evento che promette di essere il momento più importante di confronto delle politiche del paesaggio.
In questo panorama la Regione Toscana ha deciso di adottare una linea ben precisa, ne abbiamo parlato con l'assessore regionale al territorio e alla tutela del paesaggio, Riccardo Conti.

Da che parte si schiera dunque la Regione?
“Esistono due modi di interpretare le politiche di tutela del paesaggio – afferma Conti – una demagogica che vuole tutelare il paesaggio immobilizzandolo, è una concezione statica, ferma. Poi esiste una secondo modo di interpretare queste politiche, quella appunto della Convenzione europea, che vuole attualizzare il paesaggio per essere sensibile e recepire la domanda di modernità, di infrastrutture, da parte della società, insomma fa del paesaggio un luogo vissuto. Noi facciamo parte, orgogliosamente, di questa seconda tesi. Come già ho affermato più volte la Toscana non può essere considerata solo il paese della domenica, dove fare bei convegni nel fine settimana, la nostra regione è terra della modernità. Nelle politiche di tutela bisogna tenere conto della trasformazione, negli interventi di trasformazione bisogna tener conto del paesaggio. Formare un ambiente migliore vuol dire dare ai cittadini più strumenti per esercitare i propri diritti, la stagione dei no produce unicamente staticità. Non si può parlare soltanto di sostenibilità senza parlare di rinnovamento tecnologico. Il paesaggio è quello che viene costruito giorno per giorno dalle persone che lo abitano, che si preoccupano di tramandarlo ma che si interrogano anche su come possono migliorarlo”.

Cosa si intende fare allora?
“Vogliamo dotare, a partire dal Piano d’indirizzo regionale, di valenza paesaggistica tutti gli strumenti urbanistici della Regione. L’obiettivo è quello di decidere insieme a soprintendenze, comuni e province ed essere davvero capaci di attuare una tutela pianificata”.

E uno dei nodi da sciogliere dunque sarà proprio questo: tra la Convenzione europea, che valorizza le autonomie locali, e il nuovo codice dei beni culturali dal carattere decisamente centralista, gli enti locali si trovano in mezzo al guado.
“Non è un caso – precisa Riccardo Priore, giurista del paesaggio e Direttore della Recep - che proprio dagli enti territoriali sia partita la proposta di creare una rete per l’attuazione della Convenzione europea del paesaggio, la Recep appunto che, assieme ad Università e organizzazioni non governative, si sono date l’obiettivo di sostenere comuni, province, regioni, ed ogni altro tipo di ente territoriale interessato, nelle attività di attuazione dei principi della Convenzione europea del paesaggio”.

Per saperne di più:
L’osservatorio del paesaggio della Catalogna
La Convenzione europea del paesaggio
 
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